Panorama
La realtà delle città è caratterizzata da una situazione economica, culturale, di rapporti quotidiani di vita, di scambi interculturali sempre più complessi: la modernità ha fatto il suo tempo, le nostre città contemporanee si trovano a fare i conti tra un passato storico basato sul modello di sviluppo e le nuove le condizioni dettate dalla globalizzazione, le migrazioni, i nuovi rapporti di potere economico che non sono più legati al territorio ma si giocano sempre più a livello mondiale, tra identità locale e appartenenza a comunità allargate. La politica non può più dibattersi tra i due fronti del liberismo e dell’ideologia ma necessita d’un piano d’azione futuro basato su scelte più coraggiose che comprendano nuovi investimenti nel campo della produzione, dell’ambiente, dei rapporti d’equità tra i cittadini, della cultura come bene comune, della politica partecipata.
Mentre la precarietà e l’effimero sono concetti che in natura dichiarano un valore, in quanto indicano la temporaneità delle nostre azioni nella consapevolezza di ciò che lasciamo come eredità futura, al contrario nella società capitalistica e liberista ciò che invece ha valore è l’adesione ad un modello di sviluppo basato sul precario nel senso di provvisorio, instabile, che non contempla il senso di un progetto futuro. Precario come il regno del qui ed ora, dello sfruttamento indiscriminato del territorio e del lavoro, della produzione di una ricchezza effimera, sostenuto da una propaganda di spettacolarizzazione, che adotta strategie comunicative secondo la logica del ciò che appare esiste, spacciato come modello di reddito e di successo. D’altro canto, con la stessa logica, ma rovesciata, del “ciò che non si vede non è“, si giustifica un sistema di potere fondato su rapporti non equanimi.