Elisabetta Scalvini says:

Nuovi appartamenti vendonsi

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Brescia.
Una città del nord Italia in preda all’ennesimo boom economico nel settore delle costruzioni.
Un inarrestabile mutamento del paesaggio urbano che lascia intravedere la proiezione della città verso l’allargamento dei suoi confini, l’espansione.
Due le considerazioni principali:
- il ritmo serrato (mai così marcato in Italia) con cui si vedono sparire aree verdi o vecchi edifici. Le nuove costruzioni si ambientano immediatamente al territorio circostante e la loro collocazione risulta subito familiare.
- l’unicità della scelta volta alla costruzione, determinata dai grandi profitti della vendita, che evidenzia una valutazione univoca degli spazi utilizzabili.
Brescia, ricca cittadina di 192.000 abitanti, sfrutta la crescita del mercato immobiliare e, attraverso nuovi quartieri, aree commerciali e lussuosi palazzi, crea il ponte verso il futuro.

La città come corpo
come corpo che mangia
che non smette mai di mangiare.
Si allarga, cresce e non può più fermarsi.
Non vuole fermarsi.

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“C’era una volta un grandissimo leone, che era il più abile cacciatore che si fosse mai visto: non restava mai senza preda, ed era capace di uccidere qualunque animale della giungla, tanto rapido era il suo scatto e tanto terribili i suoi artigli. Andare a caccia gli piaceva molto, e per lui abbattere due o tre prede al giorno non era un problema. Ma lo infastidiva molto la corte di animali che pretendeva di nutrirsi sfruttando la sua abilità. Perfino agli altri leoni lesinava una parte; e addirittura si infuriava quando, per aiutarlo a finire il suo pasto, arrivavano iene, sciacalli, avvoltoi e nibbi… e anche uomini scimmia, perchè questo succedeva quando anche noi vivevamo di carogne. “ Il lavoro l’ho fatto tutto io” ruggiva il leone “ e questi buoni a nulla si aspettano di goderne i frutti senza il minimo sforzo personale! Perché dovrei dividere con loro? Non dividerò!”. Ma così numerose erano le prede che ammazzava, che non riusciva assolutamente a mangiare tutta quella carne. Nessun leone poteva riuscirci. Allora si diede a sterminare gli animali spazzini, ma in tal modo riuscì soltanto a rendere più grande la montagna di carne da smaltire. L’unica maniera di tenere per sé tutta la carne, capì, era mangiarsela. Ci provò. Continuò a mangiare anche dopo essersi saziato completamente. Mangiò, mangiò e mangiò… Ben presto gli venne una tremenda indigestione. La sua vita diventò una tortura. Era ormai terribilmente grasso, ma guardava con maligna soddisfazione le iene e gli uomini scimmia che continuavano a seguirlo, seppure scornati. Continuò dunque a uccidere sempre più prede e a mangiare fino all’ultimo brandello di carne. Così morì giovane, ed essendo diventato enorme finì per offrire a iene, sciacalli, avvoltoi e uomini scimmia lo stesso banchetto che se li avesse invitati a mangiare con lui nel modo solito.”

Roy Lewis

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