Alessandro Zanetti says:
Luci della Ribalta

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Piante Rare
- Costruzione della memoria
- Invenzione del ricordo
- Testimone momentaneo
Percorrere la città, spaziare in un tempo dilatato in cui edifici appaiono all’improvviso, oppure sono in lenta costruzione o in perenne degrado. Edifici che non lasciano traccia ne memoria, ma memorie di chi vi è vissuto e si è portato via. Costruzioni ma non architetture. Non suscitano l’attenzione del passante se non nel periodo della loro decadenza ed è proprio il testimone momentaneo ad impadronirsi dei loro ricordi, trasformando strutture qualunque in testimonianze, reperti ritrovati dopo scavi. Il declino diventa così frutto di indagine, studio, traccia temporale su cui praticare l’invenzione del ricordo. Edifici in rovina acquistano un nuovo ruolo come oggetti di una catalogazione che li sottrae alla caducità del quotidiano. Osservandoli si possono notare dettagli e caratteristiche salienti che risaltano come la fioritura di piante rare, ma proprio per questo motivo, sono visibili solo all’occhio allenato.
Perché quindi non creare una tassonomia che dia modo di appropriarsi di queste minuzie, di queste invenzioni che definiscono un luogo e una temporalità, attraverso l’immaginaria attribuzione e identificazione di un colore che non sia quello di un manifesto o di un graffito , bensì quello del fiore di una pianta oggetto di studio, perché unica, seppur simile a tante altre.
È in questo modo che edifici anonimi e già spenti al momento della costruzione, per confondersi in mezzo a tanti altri e smorzare gli intenti di chi li abitano, possono acquisire uno spazio nella memoria di ogni passante che accostandoli li salva idealmente dall’oblio di un destino prefissato. Ugualmente altre strutture testimoni di un passato certamente più significativo, perché non nate dalla speculazione ma volute da chi le ha vissute intensamente fino all’ultimo, trovano una loro collocazione in questo elenco che ne consacra l’identità e che, se seguito come un percorso, permette la definizione di una mappa fatta di indizi, percezioni, ricordi, ma anche divagazioni nate magari all’improvviso rincasando al termine di una giornata.
È chiaro si tratta di uno stratagemma che mischia reale e immaginario, delusione ed ironia e che permette di ottenere un “archivio” solo apparente e strettamente legato al ricordo di ognuno, ma è proprio tale caratteristica a rendere questa catalogazione efficace, dopotutto un archivio vero e proprio andrebbe a sua volta scoperto chissà dove ricoperto di polvere.
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