Archive for Novembre, 2007

Giovanni Bai says:

Venerdì, Novembre 30th, 2007

«L’arte da sola non è in grado di umanizzare la vita; ma quando si ha il bisogno di umanizzare la propria e l’altrui vita anche su altri piani – su quello politici, morale, ecc. – l’arte fornisce un metro e funge da punto d’appoggio sentimentale e intellettuale per operare la trasformazione» afferma Agnes Heller (La sociologia della vita quotidiana): questo per tutti quelli per cui l’arte non ha rilevanza non la capiscono non ne vogliono sapere. E allora noi gliela diamo.

A Cinisello Balsamo - a pochi chilometri da Milano - è stato realizzato il progetto di Jochen Gerz Salviamo la luna, un’opera d’arte pubblica, promossa dal Museo di Fotografia Contemporanea, che ha visto il coinvolgimento di migliaia di persone, che si sono fatte fotografare, hanno passeggiato nella notte innalzando cartelli con i loro ritratti, e infine ospiteranno nelle loro case il ritratto di un altro partecipante all’operazione. Ognuno ha in casa propria un pezzo dell’opera d’arte: si costituisce in questo modo una collezione permanente davvero pubblica, dove si realizza il circuito > MUSEO > CITTÀ > CASA e viceversa.

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Nimbo says:

Venerdì, Novembre 30th, 2007

Brescia caput mundi commercialis

Voglio lasciare un po´ da parte il romanticismo.

Ho parcheggiato per anni la mia automobile in Via Eritrea. Da quella via non si potevano non notare le vecchie e secondo me affascinanti fabbriche dimesse che testimoniavano, lì a due passi dal centro, il boom industriale degli anni passati. Costruzioni in cemento e mattoni, cupole, architetture comunque molto diverse da quello che sono gli orribili moduli tutti identici che caratterizzano i capannoni “moderni”.

Gli anni, il lavoro e la fine dell´Università mi hanno allontanato da quelle zone. Il mio recente ritorno in quelle zone mi ha molto stupito. Hanno raso al suolo tutto per fare cosa mi sono chiesto… da vecchio romantico all´epoca fantasticavo su un recupero di quelle architetture, ad un Museo di Arte Contemporanea, ad una biblioteca, università, magari, no?! Non ditemi che vogliamo rimanere al “livello Goldin” per sempre, dai?!

Visto lo stato delle cose ho capito che il recupero sarebbe stato cosa difficile…………………al massimo un recupero delle macerie……………….

Tanto per capire (da Google earth): a destra il centro di Brescia, al centro della fotografia il Buco!!!!!!!!!!!!!

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Dario Bellini says:

Mercoledì, Novembre 21st, 2007

Si pensa molto oggi all’architettura.

A me viene in mente Adriano Olivetti e il suo continuo salto di scala: da Ivrea a Matera, dall’urbanistica alla politica, dal PRG alla costituzione, dalla macchina da scrivere al progetto sociale. Come se fare qualcosa non bastasse e bisognasse fare tutto. Anche fare politica? Anche rifare la politica? (Sempre spallate? che palle!)

Infine, stare dentro il brontolio, districare fili, ascoltando le voci che si ripetono, avanzando riserve e prolissità. Per questo io pensavo al Sitte ed alla sua urbanistica interstiziale che forse meriterebbe un po’ di esercitazioni ai giorni nostri (provare a progettare le aree tra i condomini, magari togliendo le ringhiere, modificando i regolamenti delle misure di rispetto); invece che un’architettura delle emergenze, un’architettura che si mimetizza e lega… cioè fa collage. “…Questo è il mio consiglio, fate piccoli progetti, e fatene tanti” (Joseph Rykwert, La seduzione del luogo, Einaudi 2003). Non è vero che le città sono sature, guardatele con google earth, sono piene di vuoti. Cosa c’è in quei vuoti, il niente, e nessuno ci va; tranne ad annidarsi il degrado che si rifugia via dai nostri occhi in quelle nicchie, androni, spazi ex comuni, pensati come luogo della socialità… Partiamo da qui: il rifiuto dei fronti intendeva superare la gerarchia delle città borghesi orientando le finestre secondo una democratica porzione di sole e aria pulita. Annullata così la strada gli edifici isolati, per quanto vicini, lasciano sempre dei vuoti che nessuno capisce ed usa. Capire il tessuto in cui inserirsi non vuol dire valutare il peso di un efficace segno che si distingue (riqualifica, si dice?), a mio avviso significa allungare le lettere come quando si scrive in corsivo e legare le parole, i sostantivi, con congiunzioni e preposizioni. Di, a, da, in, con, su, per, tra, fra.

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Julienne! says:

Mercoledì, Novembre 21st, 2007

BRAND NEW BRESCIA

<a href="http://youtube.com/watch?v=jCrMv4Y1s2U">http://youtube.com/watch?v=jCrMv4Y1s2U</a>

Ex zona industriale, Brescia.
Strada in mezzo al nulla… Far West Style.

lauracchia80 says:

Sabato, Novembre 17th, 2007

allegro ma non troppo… 

Natasa Korosec says:

Giovedì, Novembre 15th, 2007

SETTE ANNI FA

Introduzione - Lo sguardo di uno straniero

Sette anni fa per la prima volta ho incontrato Brescia, e Brescia ha incontrato me… dopo 15 ore di viaggio in treno ero finalmente in Italia. Aspettavo che una persona sconosciuta (che ho “sentito” tramite un’altra persona sconosciuta) venisse a prendermi in stazione ferroviaria per portarmi a casa sua per fare la babysitter. Ero in anticipo di cinque ore. Ho “parcheggiato” i bagagli, per poter esplorare un po’ la città. Appena fuori la stazione… caos… via vai delle macchine… odore di urina… smog… facce strane… tutto grigio… non capivo niente, le uniche parole che sapevo erano pizza, camera, grazie, ciao e basta. Nella testa un sacco di domande e nessuno a chi poter domandare. Giravo a destra, poi a sinistra… andavo un po’ dritto e poi ritornavo… avevo paura di perdermi. (more…)

mAuriceknot says:

Martedì, Novembre 6th, 2007

prezzi ancora più bassi 

_Dusk_ says:

Lunedì, Novembre 5th, 2007

Le scale del tempio

Ramperto says:

Venerdì, Novembre 2nd, 2007

“Ma in questa città verticale, in questa città compressa dove tutti i vuoti tendono a riempirsi e ogni blocco di cemento a compenetrarsi con altri blocchi di cemento, si apre una specie di controcittà, di città negativa, che consiste di fette vuote tra muro e muro, di distanze minime prescritte dal regolamento edilizio tra due costruzioni, tra retro e retro di due costruzioni; è una città di intercapedini, pozzi di luce, canali di aerazione, passaggi carrabili, piazzole interne, accessi agli scantinati, come una rete di canali secchi su un pianeta di intonaco e catrame, ed è attraverso questa rete che rasente i muri corre ancora l’antico popolo dei gatti”.

– Italo Calvino, “Marcovaldo”.