Archive for the 'Contributo #07 - Dario Bellini' Category

Dario Bellini says:

Mercoledì, Novembre 21st, 2007

Si pensa molto oggi all’architettura.

A me viene in mente Adriano Olivetti e il suo continuo salto di scala: da Ivrea a Matera, dall’urbanistica alla politica, dal PRG alla costituzione, dalla macchina da scrivere al progetto sociale. Come se fare qualcosa non bastasse e bisognasse fare tutto. Anche fare politica? Anche rifare la politica? (Sempre spallate? che palle!)

Infine, stare dentro il brontolio, districare fili, ascoltando le voci che si ripetono, avanzando riserve e prolissità. Per questo io pensavo al Sitte ed alla sua urbanistica interstiziale che forse meriterebbe un po’ di esercitazioni ai giorni nostri (provare a progettare le aree tra i condomini, magari togliendo le ringhiere, modificando i regolamenti delle misure di rispetto); invece che un’architettura delle emergenze, un’architettura che si mimetizza e lega… cioè fa collage. “…Questo è il mio consiglio, fate piccoli progetti, e fatene tanti” (Joseph Rykwert, La seduzione del luogo, Einaudi 2003). Non è vero che le città sono sature, guardatele con google earth, sono piene di vuoti. Cosa c’è in quei vuoti, il niente, e nessuno ci va; tranne ad annidarsi il degrado che si rifugia via dai nostri occhi in quelle nicchie, androni, spazi ex comuni, pensati come luogo della socialità… Partiamo da qui: il rifiuto dei fronti intendeva superare la gerarchia delle città borghesi orientando le finestre secondo una democratica porzione di sole e aria pulita. Annullata così la strada gli edifici isolati, per quanto vicini, lasciano sempre dei vuoti che nessuno capisce ed usa. Capire il tessuto in cui inserirsi non vuol dire valutare il peso di un efficace segno che si distingue (riqualifica, si dice?), a mio avviso significa allungare le lettere come quando si scrive in corsivo e legare le parole, i sostantivi, con congiunzioni e preposizioni. Di, a, da, in, con, su, per, tra, fra.

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